Party per la fine del mondo


Queste note provengono da un diario ritrovato tra le macerie di un edificio crollato in seguito all’esplosione causata da una fuga di gas. Il palazzo era abitato esclusivamente da studenti erasmus, gran parte dei quali si era radunata nell’appartamento al pianterreno, dove stava avendo luogo una festa. Le poche pagine ancora intatte del diario hanno consentito di ricostruire le dinamiche di un tentativo di rimorchio fallito. Un classico per qualunque maschio sui 20-25 anni mediamente frustrato:

 

“Nonostante la festa sia iniziata da più di un’ora il salotto, rischiarato da svariate candele sparse un po’ ovunque, è ancora pieno di gente che parla a piccoli gruppetti. In quello spazio ristretto, i presenti si muovono avanti e indietro come pesci costretti a nuotare in pochi palmi d’acqua marina, ombre inquiete e tremolanti che una folata di vento basterebbe a spazzare via.

A quella festa del cazzo io non conosco nessuno. Sono venuto qui con un amico: è lui, che conosce la tipa che ha organizzato la festa, una giovane studentessa francese dall’aria sensuale e sofisticata.

Su un tavolo addossato al muro ci sono parecchie bottiglie di vino rosso e anche qualcuna di champagne. Alcuni degli invitati sono già un po’ brilli, le loro voci risuonano euforiche al di sopra del piatto brusìo generale. Sento crescere dentro di me un vago senso di violenza repressa, qualcosa che, ne sono certo, prima o poi potrebbe esplodere. Così, all’improvviso. Vedere la gente felice quando io non lo sono, sentirla ridere quando io non ne ho voglia, mi infastidisce. Mi avvicino al tavolo e mi verso del vino. Ne bevo lunghe sorsate, cercando di trattenere in bocca il sapore intenso e acidulo più che posso. Poi, quando sento un’ondata di nausea squassarmi lo stomaco e arrampicarsi lungo l’esofago per invadermi la bocca, lo mando giù. E’ un esercizio di resistenza che faccio, a volte. L’ impulso a procurarmi sensazioni sgradevoli che m’assale ogni tanto. Come girare di scatto la manopola verso il lato dell’acqua fredda mentre sto facendo la doccia, come far scorrere le unghie sul muro per sentire le piccole schegge d’intonaco infilarsi sottopelle.

Mi metto in bocca una mentina per cancellare il retrogusto di vino fermentato e percorro la stanza con lo sguardo, alla ricerca di una bella ragazza da puntare. Non ne trovo, così mi accosto nuovamente al mio amico, un giovane alto, biondo e con due begli occhi azzurri, ma a cui manca qualcosa perchè lo si possa definire “bello”, anche se io non so di cosa si tratta. Un ragazzo straniero si avvicina a noi: guardandolo, noto che ha l’aspetto semplice e un po’ goffo tipico dei giovani della provincia americana. I suoi maldestri tentativi di accostarsi alla parlata locale lo fanno apparire ancor più ridicolo. Si è messo a parlarci delle sue virtù di estimatore di birre e fine conoscitore delle molte varietà esistenti di marijuana. Ci spiega di quali criteri si serve per scegliere le une e l’altra. Noi, per un po’, ci fingiamo colpiti, sorpresi e interessati alle sue storie. E’ probabile che creda di aver suscitato in noi una certa impressione, visto che continua a parlare per un po’. Alla fine, siamo noi ad allontanarci, alla prima occasione.

Adesso il mio amico sta puntando una bella ragazza tedesca. Di Colonia, credo. Quando la guardo, penso subito che ha un’aria troppo innocente, per i miei gusti.

Finalmente il mio amico parte all’attacco. So già al primo sguardo che non ce la farà. E’ troppo goffo nel suo tentativo d’approccio, il sorriso ebete che porta stampato sul volto tradisce il suo imbarazzo. Scommetto che i palmi delle sue mani sono umidi come spugne. Vedo muoversi le sue labbra, non so cosa dice, ma dal sorriso teso e imbarazzato della tedesca capisco che sta premendo i tasti sbagliati. Vorrei correre in suo aiuto, ma so che non farei altro che peggiorare la situazione. Purtroppo per entrambi, non sono mai stato un mago del rimorchio…

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